La sera prima della “Letterina”

Il 27 giugno 2011, alle 18.00 (La sera prima della “Letterina”), in una serata caldissima, ho partecipato al seminario/comunicazione “Città in movimento : Dalla dismissione industriale alla rigenerazione urbana in europa

Hanno partecipato:
Demetrio Morabito, vicesindaco
Fernando Barreiro del Centro di ricerca Teonetwork di Barcellona, responsabile scientifico della rete tematica NeT-TOPIC
Alessandro Casati, architetto, coordinatore locale del piano di azione sviluppato nell’ambito di NeT-TOPIC
Monica Moschini, architetto, esperta di comunicazione delle trasformazioni urbane e di progettazione partecipata
Dino Gavinelli, docente di geografia urbana all’Università di Milano.

Cinque relatori e otto spettatori, veramente un gran successo di comunicazione e di adesioni a questo seminario. Ma cosa è questa attività “progettuale” che ha coinvolto la città di Sesto S.G.. Net-Topic è l’acronimo di “New Tools and approaches for managing urban transformation processes in intermediate cities” Strumenti e approcci per gestire i processi di trasformazione urbana nelle città intermedie.
Si tratta, in pratica, di una “rete europea” di città accomunate da caratteristiche, problematiche e aspirazioni comuni che hanno condiviso le linee guida, gli strumenti tecnici e politici per affrontare i processi di trasformazione  e raggiungere un nuovo modello di città. Subito tutti hanno dichiarato (come compariva nelle tavole) di essere in partnership/sinergia con l’iniziativa “Sesto per l’UNESCO”. Mentre la serata si consumava nella sequela degli interventi degli oratori previsti, che peraltro illustravano progetti per aree su cui si stanno già attuando realizzazioni (piazza Oldrini, le piste ciclabili del Parco della media Valle del Lambro, ecc,), quindi considerazioni e progetti completamente inutili e fonte di un dispendio di energie e denaro pubblico, che fa solamente dubitare, della totale mancanza di strategia, in merito alla “rigenerazione urbana”, da parte dell’attuale Amministrazione comunale. Si fa finta di condividere, raccontando ai cittadini, progetti possibili, mentre già sono in atto appalti cementificatori. Si illude la gente di attuare una progettazione partecipata, democratica ed aperta a tutti, mentre sono sempre i soliti ad essere imposti, ed a definire le sorti della città. Allora, isolandomi, mi sono messo liberamente a ragionare.

Cosa vuol dire essere “in movimento” per una città o per qualunque altro sistema sociale, anche per un singolo cittadino. Essere in movimento vuol dire, saper registrare i mutamenti di condizione, di stato, di una determinata struttura, di una città, di una società, di una organizzazione sociale, di una famiglia, che per sua natura, sono necessariamente soggetti a continue e mutevoli trasformazioni. Vuol dire sapere che quando si cresce nei numeri, e nelle quantità, la risposta qualitativa, deve essere più alta, più colta, più omni-comprensiva. Registrare, governare, tali trasformazioni, vuol dire saperle riconoscere ed interpretare, per dargli la giusta risposta, in modo che siano democraticamente condivise e siano “adeguate” ed “accoglienti” per chi partecipa, sia esso cittadino, membro, iscritto. Nel momento in non si è più in grado di attuare tale tipo di “politica organizzativa”, è meglio mettersi da parte, perchè in quel preciso momento vuol dire, che non si è più sinergici ed in sintonia con gli altri; ma necessariamente ci si trasforma in un “governante incapace”, in un “piccolo dittatore” che agisce d’imperio. Allora non ci sono simboli o possedimenti che tengano, avvocati che ti tutelino, leggi che ti salvaguardino, la tua strada è finita, è solo una questione di tempo, quella base (cittadini, iscritti, simpatizzanti che siano) che hai irriso, con progetti capaci di creare “utilities” solamente ai tuoi guadagni ed a quelli dei tuoi amici, inevitabilmente, prima o poi aprirà gli occhi, non dandoti più il consenso. Ed allora non è forse meglio “mollare” quel giogo che è stato creato e fare crescere quella base, facendo un passo indietro, anzichè uno in avanti. Oppure pensate di essere così intelligenti, così superiori?

Ecco, questa sera, a Sesto San Giovanni (ma non solo), è stato rappresentato l’ennesimo esempio di una classe politica, incapace di interpretare la città ed i suoi cittadini, utilizzando degli “artefici progettuali” che fungano da distrazione di massa. Ci si appoggia a strutture internazionali, per giustificare ed avvallare la pochezza delle proprie idee; come sempre spendendo i soldi (le energie) dei cittadini. Tristissimo ! Quindi non città in movimento, ma, città ferme!

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

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Una risposta a La sera prima della “Letterina”

  1. John Dekker ha detto:

    Tra considerazioni condivisibili al massimo livello, c’e’ solo una imprecisione:
    “Si illude la gente di attuare una progettazione partecipata, democratica ed aperta a tutti … ”

    non è così, Infatti eravate soltanto in otto.

    … e tutti, immagino, poco propensi a credere a quel che veniva recitato.
    La gente non crede più: è sfinita, non ascolta più (Ahimè per tutti, neanche quello che meriterebbe ascolto) … al massimo guarda, soprattutto vede, TV !
    Questo però sancisce anche la fine della carriera per i morti della attuale casta
    Non si può pensare di raccontar palle per decenni interi.
    Siamo davvero vicini alla fine dell’era dei politici di professione.

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