Vi prego, non chiamatelo Hinterland!

L’Associazione Europea Cementieri, dichiara i seguenti dati annui, al 2004, sulla produzione di cemento : Austria 4 milioni di tonnellate; Benelux (Belgio, Olanda Lussemburgo) 11 milioni di tonnellate; Gran Bretagna 12 milioni; Francia 21,5 milioni; Germania 33,5 milioni; Scandinavia (Finlandia, Norvegia, Svezia) circa 36 milioni; Italia 46,5 milioni; Spagna 46,7 milioni. La Spagna però ha 90,6 abitanti per chilometro quadrato, mentre l’Italia 199,3 per chilometro quadrato, più del doppio!

La Lombardia produce cemento per circa 10 milioni di tonnellate all’anno. E’ questo un cemento che viene prodotto e versato nelle immediate vicinanze, per realizzare: case, infrastrutture, impianti, strade, ecc.. Gli epicentri della produzione di cemento, sono soprattutto le montagne tra Erba e la bergamasca, dove negli anni si è prodotta una sistematica modificazione del paesaggio, per consentire l’espandersi di questa attività. Infatti queste zone, consentono l’estrazione di rocce particolarmente adatte alle produzione del cemento, che poi di solito, viene utilizzato abbinato ad inerti e ferro, dando vita al calcestruzzo armato. La maggior parte del calcestruzzo viene utilizzato nell’Area Metropolitana, con un consumo pari al 35% del totale, contro il 31% di Milano. Anche degli inerti, vi è una grande produzione in Lombardia, moltissime cave sono sorte nel corso del tempo un po’ dovunque, realizzando un vero e proprio scempio paesaggistico, soprattutto nell’Area Metropolitana Milanese.

Leggendo l’articolo di Elisabetta Andreis sul Corriere del 13 febbraio 2011 (pagina 10 della Cronaca di Milano), dal titolo “Via dalla città, vado nell’hinterland”, in cui si decantano le qualità di vita dell’Area Metropolitana Milanese : aria buona e relazioni più “umane”, costo minore delle case, sicurezza, vicinanza ai servizi pubblici (scuole, ospedali, ecc.), balzano immediatamente all’occhio le incongruenze con i dati che sopra vi ho esposto. Se abbiniamo il fatto che le zone del così detto hinterland, in questi giorni di inizio anno, sono particolarmente “colpite” dalle micropolveri sottili, essendo state interessate da un inquinamento che alcune volte è risultato più del doppio, rispetto alla città di Milano, l’articolo sembra decantare una realtà che invece non è.

L’abitante dell’Area metropolitana (che conta residenti per oltre 2,8 milioni, mentre la città di Milano solamente 1,3 milioni) è soggetto sempre ad un costante pendolarismo, molto inquinante vista la limitatezza dei mezzi di trasporto pubblici, per lavoro, studio o altro, perdendo a livello pro capite, oltre un’ora e trenta al giorno. Inoltre, spesso il costo delle case nell’hinterland è molto maggiore che nella periferia milanese. Un esempio classico: le nuove costruzioni residenziali nel quartiere Bovisa di Milano, costano mediamente attorno ai 3.500 euro per metro quadrato, a Novate Milanese (fuori dai confini di Milano), che dista dalla Bovisa solamente 3 km, le stesse case costano mediamente attorno ai 4.500 euro per metro quadrato.

L’unica cosa in cui riconoscersi, nell’articolo è la “superficialità”, tipicamente milanese, di non identificare Milano, con la sua Area Metropolitana, come avviene a Parigi con le Banlieue o a Londra con Greater London (City of Westminster). I milanesi continuano “snobbisticamente” a non interessarsi dell’Area Metropolitana della città di Milano, per la possibile costituzione della quale esiste anche un’apposita legge (mai applicata). Con il termine hinterland, un aglo-fonismo degli anni sessanta, si identifica quel territorio di mezzo tra la città ed il paesaggio, cosa che ormai non è più da decenni, l’Area Metropolitana è un tutt’uno con Milano (soprattutto tra Nord-Ovest e Nord-Est) che i tecnici definiscono come “La città infinita”, dato che arriva ormai alle prime avvisaglie montuose delle Alpi. Hinterland è un termine ormai desueto, che si usa per giustificare l’incapacità di una visione d’insieme, e palesa, questo termine, la “piccolezza” di una borghesia e dei suoi amministratori, che non è più in grado (forse non lo è mai stata) di pensare in grande, di pensare in maniera sostenibile.

Negli ultimi anni oltre 30.000 milanesi si sono spostati a risiedere lungo le conurbazioni esterne, della città infinita (soprattutto a Nord), ma non è stata una loro scelta come indicato nell’articolo, sono stati espulsi, come ceti non più in grado di assolvere ai continui costi in aumento di una città, Milano, che è tra le più costose al Mondo! Anche perché l’amministrazione pubblica è da anni che non produce più alloggi popolari o in affitto agevolato, in grado di contrastare questo fenomeno e calmierare il mercato. Ma nemmeno mezzi di trasporto veloci che si irradiano nel territorio circostante. Insomma una contraddizione in termini, di cui le continue diatribe tra Milano ed i comuni dell’area Metropolitana, su come gestire l’emergenza sanitaria dell’inquinamento, bene delineano i profili di una classe politica non in grado di affrontare i problemi in un quadro più ampio ed allargato, non limitato di volta in volta solamente a singoli temi: trasporti, verde, piste ciclabili, ecc.. E’ tutto una gran truffa e l’offerta programmatica, anche dei candidati a Sindaco per le Elezioni comunali del 2012, non conterrà questo tema. Nessuno dei candidati, compresi quelli delle Liste Civiche che dovrebbero essere più attenti alle richieste dei cittadini, affronterà seriamente il tema complesso dell’Area Metropolitana Milanese, forse irrisolvibile per competenza amministrativa, ma progettabile quale costruzione di futuro più sostenibile per tutti.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

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