Osservazione !

Osservazione, presentata in data 3 ottobre 2011, da questo gruppo di lavoro politico, allo Studio di Impatto Ambientale presentato in Regione Lombardia per la VIA ( Valutazione di Impatto Ambientale) del PII (Piano Integrato d’Intervento) per la riqualificazione delle ex aree Falck.

Innanzitutto ci preme precisare, per l’ennesima volta, cosa si intende per Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), visto che spesso si tende a travisare gli intenti del legislatore in merito. Come prescrive la legislazione vigente, assumiamo la seguente descrizione :  “E’ una procedura amministrativa di supporto per l’autorità decisionale finalizzata ad individuare, descrivere e valutare gli impatti ambientali prodotti dell’attuazione di un determinato progetto”. Essendo la procedura di VIA  normata come strumento di supporto decisionale tecnico-amministrativo; la valutazione sulla compatibilità ambientale di un determinato progetto è svolta dalla pubblica amministrazione, che si basa sia sulle informazioni fornite dal proponente del progetto, sia sulla consulenza data da altre strutture della pubblica amministrazione.  In questo contesto con “impatto ambientale” si intende un effetto causato da un evento, un’azione o un comportamento sullo stato di qualità delle componenti ambientali (non necessariamente componenti naturali). Gli impatti ambientali, da non confondere con inquinamenti o degradi o pressioni ambientali, mostrano quali modifiche di stato ambientale possono produrre le azioni e le pressioni antropiche.  Nella VIA si cerca quindi di stimare quali sono gli impatti, reali, cioè le modifiche, positive o negative, degli stati ambientali di fatto, indotti dall’attuazione di un determinato progetto. Ora, il progetto presentato, dalla società proponente, e la stessa documentazione messa a disposizione, sembrano, soprattutto nella relazione dello Studio di Impatto Ambientale Non Tecnica (SIA), ma anche negli altri elaborati grafici e cartografici, presentare uno studio VIA, sia dello stato generale, ante e post progetto, che delle eventuali ricadute dell’inserimento di questo (progetto urbanistico che trasforma un terzo del territorio comunale), proprio sull’impatto ambientale di Sesto San Giovanni, “eccessivamente ottimista”, in cui i dati, numerici, quantitativi e qualitativi, sono,  artatamente “orientati” a trasmettere una “positività valutativa di impatto ambientale” che così non è. Passiamo ora ad analizzare, punto per punto, alcune evidenti “letture”, eccessivamente “ottimistiche”, che possono, ovviamente trarre in inganno, e di fatto, non soddisfano, uno dei principi fondamentali per cui si realizzano le operazioni di VIA, e cioè quell’equilibrio, tra positività e negatività, che prescrive la Legge che istituisce questo strumento. Per fare un’analisi antimodellistica, preferirei partire proprio dal fondo, laddove si traggono le conclusioni. A pag. 464 della SEN, all’articolo 8.1 – Sostenibilità del progetto – si legge :

“Senza nulla togliere alla valenza dei modelli matematici e di valutazione degli effetti ambientali del Progetto, utilizzati anche nel presente Studio per una valutazione il più possibile mirata e oggettiva degli effetti ambientali, sarebbe assolutamente riduttivo riferirsi ai soli calcoli di unità veicolari, luminose o vegetali, tralasciando l’aspetto straordinario d’insieme del Programma, nella ricucitura di una ferita territoriale aperta da molti, troppi anni.

La scienza e la normativa obbligano a considerare nelle valutazioni ambientali l’Alternativa Zero, che consiste nel non realizzare il Progetto; in tale prospettiva s’illumina immediatamente la valenza straordinaria del Programma proposto. Immaginare di non realizzare il Progetto, abbandonando di fatto un territorio in gran parte degradato e contaminato – e ancor più a valle del prezioso percorso di Valutazione Ambientale Strategica svolto sul PGT – crea un sentimento di incredulità, imbarazzo e amarezza. In tale ottica va posta la giusta attenzione alla sostenibilità anche economica del Progetto, che si inserisce in controtendenza nella contingente crisi economica nazionale e internazionale, obbligando tutti – Amministrazioni e portatori di Interessi – a fornire il proprio contributo all’obbiettivo comune di realizzazione del Progetto.”

Ecco, dare quali uniche possibilità antitetiche, e duali, il “non fare nulla” (della così definita -Alternativa Zero -), anteponendolo al “Programma progettuale proposto”, che viene definito di “valenza straordinaria”. Questa elucubrazione rappresenta, secondo me, la dimostrazione dell’incapacità, voluta, sia da parte della Pubblica Amministrazione che della Società Proponente, di considerare ed  analizzare gli scenari futuri; ed invece come di fatto abilmente operato dal progetto (di nota archistar di valenza mondiale – Renzo Piano -), volutamente tutte le sfumature volumetriche (parzialmente analizzate a pagg. 59 – 60) e di destinazione funzionale, sono negate, rifiutate. Altri esempi in Europa, come l’area della Ruhr in Germania e soprattutto l’area di Duisburg Nord, bene testimoniano di un possibile e reale approccio alternativo, al progetto proposto nel PII delle ex aree Falck. Un progetto quello della Ruhr, ricco di “sfumature quantitative e qualitative”, dove le azioni progettuali, hanno permesso di coniugare entità volumetriche e funzionali, tipiche dei “portatori di interessi”, con una sostenibilità economica del progetto, che ha consentito di “costruire” ed attuare un processo lento, sostenibile, condiviso, che anche elabora sul posto, un territorio egualmente degradato e contaminato. Soprattutto tali approcci, hanno consentito di restituire ai cittadini un nuovo  ambiente più complesso e ricco (ludico-culturale), proiettato nel futuro, al di là delle esigenze dei “portatori di interessi”, senza  violentare la sua storia, ma assumendola come dato primigenio di partenza per le attività dei Privati e degli Amministratori. Ecco invece, qui ci viene prospettato, dallo Studio,  uno scenario di esasperato ottimismo (anche immobiliare a crescita infinita) dove il “fare quantità volumetrica” ovviamente sostenibile, è demandato soprattutto all’architettura “firmata” ed alle caratteristiche impiantistiche della addizione architettonica che si viene a creare. Nulla è concesso ad una produzione edilizia bioecologica low cost (es. La Citè Manifeste di Mulhouse in Francia) o ad un costruito teso a calmierare il mercato immobiliare milanese, come ad esempio appartamenti in affitto. Un progetto, il PII delle ex aree Falck, disegnato e strutturato, come si sancisce per iscritto : “per determinare scenari in controtendenza rispetto alla crisi economica nazionale ed internazionale”; tutto ciò, però, ha il sapore di una vecchia metodologia, di un “bluff”, ormai insufficiente ad arginare nuove tendenze progettuali, ma soprattutto di richiesta sociale ed anche di mercato.

Alcuni dati del PII (Piano Integrato d’Intervento) per le ex aree Falck a Sesto San Giovanni, così come si evince dalla Relazione di SIA (Studio Impatto Ambientale) a pag. 458:

“Parco urbano di 450.000 metri quadrati, dove saranno piantumati oltre 10.000 alberi. Il verde, però, non si limita al Parco, ma dal Parco parte per innervare tutti i nuovi quartieri: complessivamente, ben mq. 168.295, oltre a quelle già citate, sono aree destinate a verde e spazi aperti pubblici (piazze, percorsi). Sono, inoltre, previste piste ciclopedonali lungo tutto il complesso. Altra parte essenziale del progetto sono i nuovi insediamenti urbani, previsti per complessivi mq. 1.012.134 di SLP, e la cui destinazione sarà al 60% residenziale, al 40% produttiva- terziaria –ricettiva – commerciale. L’effetto sull’occupazione del P.I.I. è rilevante sia per la fase di costruzione che per quella a regime. Per la costruzione, della durata di circa 15 anni, è previsto un valore medio occupazionale equivalente a circa 2.000 unità.”

Risulta evidente, dalle cartografie allegate alla VIA, che poi in realtà, il grande parco, oltre a costituire un “peso economico di gestione” per quanto riguarda l’Amministrazione comunale, una volta rilasciato dal privato, questo in realtà sarà dominato dalla presenza architettonica delle dieci torri residenziali/terziarie, di otre 20 piani, localizzate proprio lì in mezzo. Di fatto il grande parco, un po’ come avverrà per l’area cittadina dell’ex Fiera Milano, costituirà il giardino per le “location prestigiose” di lusso di questi edifici.

Un’altra considerazione, in merito alla realizzazione del PII, deve essere fatta riguardo al carico di nuovi abitanti ed addetti insistenti nell’area.  Nella documentazione fornita nella VIA, si sancisce per lo scenario finale, definito nel cronoprogramma per il 2023, che negli edifici realizzati insisteranno abitanti residenti tra un minimo di 14.255 unità, ed un massimo di 22.370 unità. A questi andranno aggiunti circa 10.000 – 17.000 addetti alle attività varie (commerciale, terziario, ricettivo, ecc.).  I traffici indotti da tali nuove presenze creeranno una mobilità caotica e soprattutto una produzione massiccia di inquinanti da riversare nell’ambiente, in particolare modo nell’aria. Il tutto in una delle zone più inquinate al mondo per quanto riguarda le micropolveri sottili, la Pianura Padana, dove le probabilità per gli abitanti di morire per malattie dell’apparato respiratorio, risulta, da studi del Ministero della Sanità maggiore del 9-12 %, rispetto alle altre zone d’Italia. Invece, come si scrive a pag. 370, traendo le conclusioni a seguito di un’analisi approfondita degli inquinanti immessi in ambiente dalla realizzazione del PII per le ex aree Falck, prevale un ottimismo diffuso, che porta anzi ad individuare nel nuovo edificato, quasi una “panacea” per tutta l’aria dell’intorno :

“In conclusione si vuole ricordare che le uniche sorgenti emissive legate alla realizzazione del PII sono dovute all’incremento del traffico veicolare generato/indotto dalle diverse funzioni previste nel progetto. Per soddisfare la richiesta di carico termico il progetto prevede infatti l’estensione della rete di riscaldamento urbano esistente, che alimenterà tutti gli edifici dell’area di intervento. Dal punto di vista dell’impatto atmosferico, questa scelta permette di evitare l’emissione di grandi quantitativi di inquinanti, soprattutto di monossido di carbonio e di ossidi di azoto. In questa sede è inoltre opportuno evidenziare come il PII prevede di adibire a verde una grandissima parte dell’area di progetto e la piantumazione di circa 10.000 alberi. Questa scelta progettuale costituisce una mitigazione dell’impatto sull’atmosfera delle emissioni generate dal PII in fase di esercizio. Gli alberi rivestono infatti un ruolo fondamentale nelle aree urbane grazie alle loro diverse funzioni ambientali, riassumibili come:

• assorbimento di CO2 (una pianta di 23-30 cm di diametro assorbe annualmente circa 30 kg, rilasciando ossigeno necessario alla vita di 10 persone);

• miglioramento della qualità dell’aria (riassorbimento degli inquinanti come ozono, polveri sottili, biossidi di azoto, anidride solforosa, ecc.).

Infine, per una corretta valutazione degli impatti legati alla realizzazione del PII, bisogna sempre avere in mente che il progetto riguarda un settore cittadino oggi praticamente vuoto al quale non è associata alcuna emissione in atmosfera.”

Riguardo alla sostenibilità viabilistica della realizzazione del comparto commerciale : 50.000 mq di slp – superficie lorda di pavimento – di grande distribuzione +  40.000 mq di slp  di media distribuzione + 1.000 mq di slp di piccola distribuzione, lo Studio, sembra “ignorare” che nell’immediato intorno, in un raggio di 2,5 km., insistono oltre 10 comparti commerciali definibili di grande distribuzione, e che i traffici da loro indotti soprattutto durante i mesi invernali, sono una delle principali fonti di crescita esponenziale degli inquinanti aerei in tutta l’area nord / nord – est. A pag. 316 del SIA, si legge :

“Lo studio realizzato per verificare la sostenibilità dell’impatto del traffico originato/destinato dalla realizzazione del comparto commerciale in progetto sulla viabilità locale, che ha analizzato lo scenario al 2025, a PII ultimato, durante l’ora di punta del venerdì sera, ha mostrato come nel complesso la rete analizzata non presenti criticità tali da indurre a blocchi della circolazione né tali da creare interferenze tra due intersezioni limitrofe.”

Anche qui prevale una visione, di lettura dei dati e delle considerazioni,  improntata ad uno sfrenato ottimismo, tanto da spostare l’attenzione sulle qualità formali e costruttive dell’edificio, piuttosto che sulla sua localizzazione, sui suoi aspetti “impattanti”, rispetto agli altri comparti di grande distribuzione presenti sul territorio. Nessun cenno viene fatto alla raccolta di firme da parte dei cittadini di Sesto S.G., da subito effettuata, appena annunciata la sua “dimensione” progettuale,  per scongiurare la realizzazione di una tale struttura. A pag. 237 del SIA, in merito alla Grande Distribuzione, si legge :

“Infine, è doverosa una riflessione relativa alla nuova struttura commerciale di grande distribuzione che sarà realizzata. Tale elemento, localizzato lungo la strada diagonale sull’intersezione con V.le Italia, sarà realizzato nella tipologia di grande magazzino pluriplano; ben diverso dal classico modello di centro commerciale, sarà ispirato alle tipologie già in uso in tanti esempi nelle città europee ed italiane (si pensi ai magazzini LaFayette di Parigi o alla Rinascente di Milano). La Figura 5.32 a pagina 237, mostra la rappresentazione nel modello del PII del centro commerciale ripreso da due diversi punti di vista. È possibile notare come le altezze previste per l’edificio che ospiterà il centro commerciale sono del tutto coerenti con gli altri edifici che sorgeranno al contorno; i parcheggi relativi saranno interrati ed esso sarà dotato di una viabilità propria di accesso ai parcheggi, attraverso un sistema di rampe localizzato ad est dell’intersezione viaria tra viale Italia e la diagonale, in modo tale da intercettare il traffico di destinazione a monte del nodo viario, e garantendo, quindi un adeguato livello di funzionalità”

Un altro aspetto, da non sottovalutare, che nel PII e nella stessa relazione di SIA, risulta completamente vago e non chiaro, è la dotazione di mezzi di trasporto pubblico locale. Se è pur vero, che vengono ipotizzati diversi scenari (prolungamento MM5, metrotramvia, Autobus ecologici a doppia motorizzazione), nessuno, in partenza è stato concordato e/o “disegnato” con gli enti territoriali superiori : Provincia, Regione, Stato. Di fatto ad oggi, il progetto di PII nasce, senza che sia stata concordata la benché minima dotazione di trasporti pubblici locali. E’ questo un fatto gravissimo, date le dimensioni dell’intervento e la quantità di residenti che lì si insedieranno. Non bastano le rassicurazioni, di studio dei diversi scenari possibili, che garantiscono, per ognuno degli scenari progettati, una soddisfazione ampia delle utenze ipotizzate. Uno studio di VIA, e la stessa SIA, in merito dovrebbero concretizzare un valutazione di impatto ambientale altamente penalizzante e negativa, se non altro per tutelare i cittadini rispetto al futuro,  stimolare sia la Pubblica Amministrazione che la Società Proponente a sviluppare maggiormente la definizione preliminare di questo ambito progettuale.

Concludendo, ci sembra di dover affermare, che così come proposto, lo Studio di Impatto Ambientale, non soddisfa i requisiti di Legge, essendo, negli stralci riportati, ma anche in molte altre situazioni similari, troppo spostato “smaccatamente” verso una esclusiva valutazione delle positività. Fatto che non gli consente di garantire, quell’equilibrio tra positività e negatività previsto dal legislatore nella Valutazione di Impatto Ambientale.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

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