Consumo di suolo

Il consumo di suolo “vergine”, agricolo è la grande emergenza in Italia.  Ogni giorno si cementificano circa 130 ettari di suoli fertili. Si tratta di una stima, molto approssimativa e probabilmente sottostimata, perché il nostro ordinamento statale non si è mai occupato di questo “fenomeno” e ogni Regione, ogni Comune agisce alla “sua maniera”, in perfetta autonomia.

A partire dall’inizio di questo millennio, con apposite legislazioni che hanno dato la possibilità  di spendere gli oneri urbanistici liberamente, è stata data ai Comuni la facoltà di svendere il proprio territorio. Gli oneri urbanistici così realizzati servono soprattutto a sanare  le falle nei bilanci. Altri Paesi hanno preso sul serio la faccenda. Scrive Giuseppe Salvaggiulo, in un bell’articolo, sul giornale “La Stampa” del 10 ottobre 2011: “La Germania si è ripromessa di dimezzare i 60 ettari consumati ogni giorno. La prima legge in tal senso fu promossa negli Anni 80 da Angela Merkel, all’epoca ministro dell’Ambiente. Inoltre ha stanziato 22 milioni di euro per ricerche, mentre in Italia l’ultima finanziata con denaro pubblico risale agli anni ‘80. In Gran Bretagna, ogni anno il premier stila un documento sul suolo consumato: quanto, come e perché, ettaro per ettaro, considerando che la legge obbliga a costruire per il 60 per cento su «brownfield sites» (aree già edificate). La Lombardia, ogni giorno getta via quindici ettari di terreno agricolo, ed è capofila in tal senso al Mondo. Nel 1950 l’Italia aveva il massimo della superficie coltivata in un rapporto equilibrato tra spazio antropico e spazio naturale. Poi, a seguito della ricostruzione post bellica e del “boom” economico degli anni sessanta,  è cominciata una edificazione selvaggia, che negli ultimi decenni si è concentrata sul 20% di territorio di pianura, cioè più fertile e delicato. Contemporaneamente, l’abbandono della montagna, a causa dell’inurbamento, dava luogo ad un aumento dei boschi per oltre ottanta mila ettari. Notizia solo apparentemente positiva: la montagna senza manutenzione rovescia acqua sulla pianura cementificata che incapace di recepire l’apporto idrico in quanto impermeabilizzata dalle costruzioni umane (edifici, strade, ecc), genera catastrofi e disastri inimmaginabili.”.

Scrive ancora Salvaggiulo : “Nel nostro Paese, il Ministero dell’Ambiente, non ha nemmeno un osservatorio sul consumo di suolo. Una politica in merito alla trattazione del suolo è strategica per diversi motivi : garanzia di sovranità alimentare, come dimostra l’accaparramento delle terre a opera delle economie emergenti; antidoto al dissesto idrogeologico, in un Paese a rischio per due terzi; serbatoio di anidride carbonica; formidabile riciclatore di rifiuti”.

La Giunta Oldrini nei suoi due mandati, ha cementificato territorio di Sesto San Giovanni a più non posso, per oltre un terzo del territorio comunale : ex aree Falck, area ex E.Marelli, Campari, ecc………..”mica paglia!”. Forse sarebbe stato il caso di considerare anche la possibilità di restituire una parte di questo territorio villipeso, alla sua natura originaria di terreno fertile agricolo. Sarebbe stato un segnale per il futuro dei cittadini sestesi che si godono una delle densità territoriali più alte d’Italia e del Mondo (6.956,3 – abitanti per chilometro quadrato).

http://www.inu.it/sito/index.php?page=crcs-consumo-di-suolo

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4 risposte a Consumo di suolo

  1. john dekker ha detto:

    … e’ un processo irreversibile, vero ?
    Credo proprio che la cementificazione sia un processo irreversibile oltre che distruttivo.
    Per questo reputo che sia ormai tutto perduto …
    6.956,3 abitanti per km quadrato: Sesto SG è spacciata, l’ho già visto altrove.
    La densità altissima non può essere ecosostenibile,
    impedisce ogni attività e soprattutto ogni novità;
    asfissia gli animi, annienta le aspirazioni, cancella vedute e ispirazioni.
    Tutta la città diventa un’unica enorme favela dove gente dai volti tristi e spenti sopravvive
    per il quotidiano senza più alcun progetto. La morte è morte anche senza un cadavere.

    • byccibeton ha detto:

      John,
      sei troppo pessimista, in questo periodo, pur essendo l’edilizia la principale attività umana su questo pianeta, tutto può essere “reverso”, la Natura ci mette poco ad occupare gli spazi “degli umani”. Sono stato recentemente nel recinto delle ex aree Falck, lì in pochi anni è nato un bellissimo, misterioso ed intricato bosco/parco, tra le “ruine” delle acciaierie, che sta filtrando il sottosuolo e probabilmente in alcuni decenni lo depurerebbe in maniera notevole senza nessun intervento, così fanno nella Ruhr in Germania, lasciano fare alla Natura indirizzandola con sapienza. Mentre quì purtroppo si interverrà, distruggendo il bosco/parco, con degli “edifizi” che porteranno altro inquinamento e caos. Non c’è migliore architetto della Natura, se la lasciassimo agire.
      Va, John, rivediti “Avatar” cosi ti tiri un pò su, lì alla fine è lei a vincere.

  2. John Dekker ha detto:

    I pessimisti (quelli autentici) servono al raggiungimento degli obiettivi almeno quanto
    i visionari e gli ottimisti in genere; servono ad evitare che gli altri,
    nella loro corsa, vadano fuoristrada gravemente o troppo frequentemente.
    Un ruolo di comodo? … forse si, ma non per questo esente da sofferenza
    il pessimista soffre in prima fila, da solo, prima di tutti gli altri.
    Avatar è un bel film; l’immagine di Alberi che sbucano e sfondano superfici cementate è validissima per attestare la supremazia della natura, ma non è comunque un bel bosco 😉

    John
    il pessimista, stanco di essere pessimista che cerca fuoriosamente
    la soluzione per diventare ottimista.

  3. byccibeton ha detto:

    Sei un mito, se non ci fossi, bisognerebbe inventarti!

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